(12-01-2009)
Amici della Terra / Friends of the Earth International lanciano una writing letter action per chiedere al Presidente della Nigeria di fermare il gas flaring praticato delle compagnie petrolifere operanti nella regione Amici della Terra / Friends of the Earth International lanciano una writing letter action per chiedere al Presidente della Nigeria di fermare il gas flaring praticato delle compagnie petrolifere operanti nella regione
Roma, 12 gennaio 2009 -Mentre l'Europa subisce il rischio di uno stop alle forniture di gas, in Nigeria il gas flaring delle compagnie petrolifere operanti nel Delta del Niger brucia oltre 70 milioni di metri cubi di gas naturale, con la conseguente emissione in atmosfera di oltre 70 milioni di tonnellate di CO2 (pari a circa il 30% delle emissioni totali dell'Italia) ed enormi danni alla salute delle comunità che vivono nella regione. La Federazione Internazionale degli Amici della Terra / Friends of the Earth International, facendo seguito all'azione legale già intrapresa nel 2005 presso l'Alta Corte Federale di Giustizia Nigeriana per chiedere lo stop al gas flaring (illegale in Nigeria dal 1984), organizzano una writing letter action globale per chiedere al Presidente Nigeriano Umaru Musa Yar'Adua e al Parlamento di intervenire affinché tale pratica venga definitivamente interrotta.
Il gas flaring (bruciare il gas in torce) utilizzato nel processo di estrazione del petrolio per separare dal greggio estratto il gas presente nei pozzi, è una pratica usuale dell'industria petrolifera per ridurre al minimo i costi di estrazione del petrolio, a discapito dell'ambiente e delle comunità locali. Fin dagli anni sessanta in tutto il mondo occidentale il tale pratica è stata definita inaccettabile e soluzioni tecnologiche per ridurne al minimo l'applicazione sono state messe in atto (oggi, in Europa occidentale il 99% del gas come sottoprodotto dell'estrazione di greggio viene utilizzato o reimmesso nel sottosuolo). In Nigeria il gas flaring è illegale dal 1984 e tuttavia, le compagnie petrolifere operanti nella regione (in particolare nel Delta del Niger) in joint venture con la Nigerian National Petroleum Corporation NNPC, (Shell, Agip, Chevron, Total) hanno continuato e continuano a farlo.
Il mancato sfruttamento del gas estratto provoca un danno finanziario alla Nigeria stimato in circa 2,5 miliardi di US$ ogni anno, in un Paese in cui il 66% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, senza contare i danni ambientali e sociali per le comunità residenti sul territorio e spesso a ridosso dei pozzi (i sottoprodotti della combustione del gas includono ossidi di azoto, ossidi di zolfo, derivati cancerogeni del benzene, diossine ecc.).
Nnimmo Bassey, Presidente di Friends of the Earth Iternational e Direttore di FoE Nigeria, ha dichiarato: "Le maggiori compagnie petrolifere bruciano gas nella regione del Delta del Niger nonostante la Corte di Giustizia Nigeriana abbia definito il gas flaring una pratica illegale. Con il gigante petrolifero Shell in testa, esse hanno bruciato gas per decenni quando avrebbero potuto utilizzarlo per fornire energia alla popolazione locale. Il Governo Nigeriano deve assicurare che le compagnie petrolifere smettano immediatamente questa pratica distruttiva".
Il precedente Presidente nigeriano Olusegun Obasanjo e le principali imprese petrolifere avevano convenuto su una data di cessazione, peraltro non obbligatoria, al 31 dicembre 2008, ma le iniziative da intraprendere per arrivarci sono mancate. Con una produzione petrolifera in costante aumento, stimata in 4 milioni di barili al 2010, è difficile credere che non si continuerà a dare alle fiamme il gas prodotto in parallelo.
"La pressione sul Governo Nigeriano affinché intervenga per porre fine alla pratica del gas flaring stanno crescendo e il Governo deve intervenire per far rispettare le scadenze imposte. Le comunità indigene hanno già subito abbastanza e tutte le compagnie petrolifere, Shell inclusa, devono rispettare la legge Nigeriana", dice Paul de Clerck, coordinatore della Campagna per la responsabilità di impresa di Friends of the Earth International.
Nel tentativo di darsi un profilo ambientalista la Shell ha recentemente avviato una partnership con IUCN (International Union for Conservation of Nature), nonostante la maggioranza dei membri di IUCN abbiano espresso contrarietà. Per protesta contro tale decisione Friends of the Earth International ha deciso di lasciare IUCN nel 2009.
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